mercoledì 10 marzo 2010

Nuovo libro di Renato Sollima

La casa editrice Scienze e Lettere è lieta di dedicare questa pagina al nuovo libro di Renato Sollima Davanti alla porta delle ombre .




Qualche notizia sull'autore:

Renato Sollima è nato a Castellabate, suggestivo borgo pieno di luce affacciato sul mare della costiera salernitana, allora sede di una piccola pretura nella quale esercitò per qualche anno le proprie funzioni di magistrato il padre. Gli spostamenti paterni di inizio carriera si conclusero a Cassino ( la cittadina del Lazio
situata ai piedi della storica Abbazia e totalmente distrutta nel corso della seconda guerra mondiale) nella quale la famiglia prese radici in modo definitivo all’inizio degli anni 50.
A Cassino, negli anni fecondi e quasi febbrili della ricostruzione, Renato Sollima ha svolto l’intero corso degli studi, concluso con il conseguimento della laurea in Fisica.
Si è trattato di un periodo laborioso ed intenso, allietato soprattutto dai periodi di villeggiatura estiva trascorsi sul vicino litorale laziale, che hanno segnato profondamente la sua formazione umana e gli hanno lasciato il dono di un amore incondizionato per la natura, ed in particolare per il mare .
Ha iniziato le proprie esperienze di lavoro come docente di Elettrotecnica e successivamente è stato per venti anni preside di Istituti professionali e Tecnici industriali. Ha lasciato anzitempo tale professione per dedicarsi alla sua vocazione artistica.
Negli anni giovanili ha composto alcune raccolte di poesie, rimaste nel cassetto, e si è anche dedicato alla pittura, sempre con spirito dilettantistico e senza velleità di raccogliere consensi ufficiali.
Attorno ai trent’anni ha iniziato a scrivere il suo primo romanzo “Le Tavole di Ganimede”, la cui stesura si è protratta per un tempo assai lungo, soprattutto per la puntigliosa ricerca linguistica tesa al conseguimento dei mezzi espressivi adeguati al tono epico della narrazione.
In tempi recenti ha prodotto “Davanti alla porta delle ombre” , raccolta di racconti sul varco tra la vita e la morte, che riguardano il tema del passaggio ed esprimono il desiderio di lanciare uno sguardo sul mistero che esso ci impone.
Attualmente ha sospeso la stesura di una terza opera di narrativa (dal titolo “Nel mare nero”) e trascorre le giornate nella quiete della sua casa di campagna di Cervaro che divide con la moglie, con la figlia (quando è libera dagli impegni dei suoi studi di medicina) gli amati gatti, tante specie di uccelli ed altri animali.

Alcuni brani del libro scelti dall'autore, accompagnati da alcuni suoi dipinti.

Dal racconto “ L’Esecutore”
L'Esecutore si muoveva lentamente, con passi lievi e regolari che non facevano rumore, e benché non fosse molto in avanti con gli anni appariva curvo, come sotto il peso di una antica stanchezza.
Sembrava che sulle sue spalle gravassero gli affanni del mondo, l'immane fardello della solitudine, la macina di pensieri inesorabili e ostili, tutti gli eterni tormenti dell'uomo.
Tuttavia non era la schiena piegata l'elemento che ne caratterizzava la figura e incuteva negli altri una soggezione profonda, che neppure il rispetto dovuto all'alta carica poteva giustificare. Era piuttosto l'espressione del volto e lo sguardo perduto, testimone unico delle cupe profondità degli abissi del tempo, di silenzi interminabili, di angosce che nessuna parola poteva descrivere. Gli occhi guardavano oltre, attraversavano la vana parvenza degli oggetti e restavano inerti nel raccogliere le variabili onde della luce; gelidi e assenti, non concedevano agli altri sguardi neanche l'illusione di un incontro fugace.
Ormai anche il contatto doveva essere interrotto, non sentiva più dall'altra parte una mente, ma un'anima messa a nudo dall'angoscia, un antro senza fondo di terrore e di gelo.
"Agisca con pietà o con ferocia, chi impone il supplizio non può soffocare la speranza che la quiete arrivi a placare ogni affanno. Con le vostre leggi profanate il varco della morte, calpestate il diritto che nasce con la vita stessa e accompagna ogni creatura per le vie tormentate del mondo, come la promessa del sonno che attenua le ansie del giorno. Ti ho salutato come un boia, ma questa dignità non ti compete. Toccando con le sue mani il condannato il boia non rinnegava la propria natura di essere umano, il contatto rendeva vicini il carnefice e la vittima, il sangue sgorgando li sporcava entrambi, li faceva fratelli, partecipi del comune destino dell'uomo. Nascosto dietro i tuoi strumenti, tu mi stai sprofondando nell'oscurità e mi neghi la pace al termine di un faticoso cammino.


Dal racconto “L’attesa”
Fu presto soddisfatto: era quasi arrivato all’altezza dei cavalli quando lo sportello della carrozza si aprì e ne uscì una donna, che percorse pochi passi ed entrò in un negozio che si affacciava sulla strada. Aveva un atteggiamento schivo, con il volto ispirato ad una serena e quasi consueta mestizia, indossava un abito di lutto di sobria fattura; non mostrava alcuna volontà di attirare l’attenzione e non alzò neppure per un attimo lo sguardo sul distinto passante che era rimasto fermo ad osservare il suo incedere. Ugualmente, egli ne rimase folgorato.
Forse i passi gli erano sembrati così leggeri da non toccare il terreno, il volto di una dolcezza e di una perfezione mai vista, gli occhi misteriosi e profondi, l’insieme di quella apparizione l’immagine creata da un sogno. Gli parve inoltre che quel viso sconosciuto gli fosse in qualche modo familiare, come se quella visione fosse già impressa in qualche modo in un angolo remoto della sua mente e quell’incontro l’avesse richiamata. Forse è sempre questa l’impressione che suscita in noi la bellezza, perché essa esiste nel profondo del nostro animo, come un modello che tanti cercano senza trovarlo mai.
Completamente immerso in questi avvenimenti rimasi quasi sorpreso quando il mio anziano narratore disse con voce stanca che, terminata la lunga digressione, stavamo per tornare alla vicenda principale, quella del giovane viaggiatore, il duca amante delle opere d’arte rimasto vittima della fatale passione d’amore. Mi guardava di nuovo in viso quasi con aria di rimprovero. Io mi sentii assalire come da un senso di rimorso per la silenziosa tenacia con la quale non gli avevo concesso di interrompere un racconto che durava da molto tempo e, turbandone lo spirito, lo sottoponeva ad un sacrificio estenuante. Durante la pausa che si era creata, mentre ci fissavamo nel silenzio spettrale della sala, stavo per cedere e chiedergli, per pura cortesia, se si sentisse stanco e volesse riprendere l’indomani; tuttavia qualcosa nello sguardo mi fece comprendere che, arrivati a quel punto, avvertiva anche lui l’esigenza di giungere alla fine. Mi parve di capire in quel momento che non era stato spinto ad iniziare la narrazione soltanto dall’indulgenza nei miei confronti, ma anche dal bisogno di svelare a qualcuno un segreto troppo pesante. Rievocare quegli eventi gli costava fatica, ma forse gli procurava un senso di liberazione. Una sorta di patto ci legava, ci isolava in quel momento dal resto del mondo e ci faceva sentire completamente liberi rispetto agli altri, obbligati soltanto tra di noi da un tacito accordo. In quella regione per entrambi straniera, in una locanda in cui non saremmo mai più tornati la notte ci apparteneva, era nostro il silenzio ed il buio, l’assedio della pioggia autunnale, il tepore della fiamma e la sua luce oscillante.

Dal racconto “Una vita in cambio”
Fin da bambino egli aveva fatto di quel corso d’acqua il principale oggetto dei passatempi e dei giochi, e gradualmente il banco di prova preferito del proprio sviluppo mentale, che all’inizio era stato lentissimo. Per un lungo periodo si era divertito a seguire la corsa di una foglia, di un pezzetto di legno trasportato dalla corrente, restando incantato a vedere un moto così vario e casuale, un leggero volteggiare affidato ai capricci del caso, svincolato dalla monotona ritualità degli altri eventi. Poi era passato alla organizzazione di vere e proprie gare, disponendo in riga foglie di diversa larghezza e ramoscelli di varie forme; li lasciava partire contemporaneamente e poi ne seguiva il turbinoso avvicendarsi nella corsa. Alcune navicelle restavano intrappolate nella piccola cascata, altre si fermavano nelle asperità delle curve più insidiose, altre ancora raggiungevano il mare e restavano a galleggiare trionfalmente nell’acqua più tranquilla.
Della sua lunga ed avventurosa vita non poteva certo lamentarsi, aveva iniziato dal nulla e si era costruito un impero, era dotato di coraggio, scaltrezza, tenacia, eppure una cosa gli era sempre mancata, e aveva dovuto rassegnarsi a comprarla, amaramente rassegnarsi. Gli oscuri e miserabili anni della giovinezza erano stati pieni soltanto di rinunce e mortificazioni; nell’età matura, quando aveva cominciato a godere di un certo benessere economico, i suoi rari e squallidi rapporti con l’altro sesso erano sempre stati o di natura puramente venale o, comunque, sempre determinati e condizionati dalla crescente ricchezza.
Voleva vedersi accolto dovunque con la benevola disposizione d’animo che tutti hanno nei confronti della bellezza, soprattutto voleva vedere il sorriso negli occhi delle donne, quel rapimento che non sanno nascondere al primo apparire di un uomo, quel segnale che anima un nuovo incontro e lo rende attraente. Anche nella prima parte della sua vita tutto questo gli era mancato; la statura meschina, la bruttezza dei lineamenti, l’aspetto malaticcio e insignificante ne avevano condizionato i rapporti, contribuendo a indurirgli il carattere. Adesso voleva la sua rivincita, se la era conquistata con una vita di sacrifici e di solitudine, se la poteva comprare.
Certo non era l’ immortalità degli dei, il loro perpetuo presente, l’indifferenza di fronte ai pericoli, la leggerezza di una esistenza che non conosceva gli affanni e le miserie del genere umano; era invece una conquista sudata, ottenuta a prezzo di un cinico affare. In realtà quelli che impropriamente venivano chiamati immortali, perché avevano effettuato il passaggio in un corpo nuovo, potevano essere feriti e uccisi come chiunque, e invecchiavano naturalmente come le altre persone, ma se si considera che l’operazione poteva essere compiuta più volte l’appellativo mostrava di avere una valida giustificazione. Come sassi levigati, lanciati con gesto sapiente a sfiorare la superficie di uno stagno, che rinviano ad ogni balzo la fine della loro corsa, essi potevano saltare da un corpo all’altro sfuggendo alla morte. Allo stesso modo della piccola pietra che, animata dall’impulso adeguato, vince la forza che vorrebbe attirarla sul fondo remoto e farla giacere immobile, l’uomo aveva conquistato il potere di rinviare il momento della caduta, di tenere a bada l’oscurità dell’abisso. Non aveva importanza che il destino di entrambi fosse comunque segnato, al momento del nuovo balzo contava soltanto la sensazione di essere librati nell’aria, contava l’ebbrezza dell’avventura che inizia.

Dal racconto “Dietro le mura”
Di tanto in tanto sfioravo la ferita che avevo riportato alla fronte meravigliandomi di essere ancora in vita, ma quando finalmente gli inseguitori avevano desistito mi ero trovato comunque perso in una zona ostile, mezzo morto di fame di stanchezza e di freddo. Più di una volta le gambe mi si erano piegate facendomi sprofondare nella neve ed ero stato tentato di arrendermi, di finirla con le sofferenze che da sempre avevano il dominio sulla mia vita, invece aveva prevalso la spinta insana che ci fa proseguire e precipitare nell’abisso di nuove sventure. Ogni volta mi ero rialzato ed avevo ripreso il cammino.
La luce stava calando, avanzavano le ombre della sera e portavano altra neve dal cielo che, turbinando in un silenzio spettrale, faceva ancora più confusa la vista, aumentava lo sgomento e la disperazione. Proprio in questa situazione che sembrava senza uscite, la sorte, con uno dei suoi capricci beffardi, ha voluto presentarmi una via di salvezza. Si trattava di una piccola costruzione che prometteva un rifugio e forse la possibilità di avere soccorso. Non sembrava abbandonata, ma era in quel momento disabitata, infatti nessuno ha risposto alle mie grida di richiamo ed ai colpi contro la porta. Quando ho provato ad aprirla ha ceduto, perché non era chiusa dall’interno, e sono stato accolto dal tepore di una stalla e da un sonoro muggito.
Delle armi non mi era rimasto che il pugnale, ma era più che sufficiente; ho atteso che gli occhi si abituassero al buio e l’ho infilato nel collo della mucca che si trovava alla mangiatoia. Per sgozzarla è stato necessario un terribile sforzo, perché era grande e forte, ho dovuto faticare più del solito per averne ragione e alla fine ero stremato. Sono rimasto disteso a terra senza avere la forza di rialzarmi o di mettermi a tagliare la carne, poi ho fatto la sola cosa che in quel momento mi era possibile: ho premuto la testa sul collo squarciato ed ho cominciato a succhiare il sangue che usciva copioso. Era caldo, denso, vischioso, mi scorreva con difficoltà lungo la gola serrata, quasi a strozzarmi, ma ad ogni sorsata sentivo allontanarsi il freddo, la fame e la morte. Mi sono riempito il ventre fino a scoppiare, ho avuto appena il tempo di andare a infilarmi nella paglia e sono caduto in un sonno profondo.
Così aveva preso inizio la nostra fuga e si era protratta per giorni. Il gelo era stato per tutto il tempo nostro alleato perché teneva gli uomini rintanati dentro le case, per la impossibilità di resistere a lungo all’esterno e per mancanza di lavori importanti da compiere. La terra riposava sotto la candida coperta di neve e custodiva i frutti delle dure fatiche compiute, era il momento della cura degli animali tenuti al coperto e degli arnesi che dovevano essere in piena efficienza al ritorno della primavera. Poteva essere un periodo lungo da trascorrere e lo sopportava senza patimenti soltanto chi era riuscito a mettere da parte provviste sufficienti per tutte le bocche da sfamare: la carne di porco salata, la farina di castagne per fare il pane, lo strutto, i legumi e ogni altra conserva di cibo.
Il freddo e la neve che ci aiutavano a passare inosservati ci facevano tuttavia patire mille tormenti, i nostri abiti laceri non riuscivano a difendere i corpi stremati, i piedi e le mani erano piagati e dolenti.
Ci spostavamo con estrema prudenza, nutrendoci con la carne di cui ci eravamo caricati al momento di metterci in viaggio e con quanto riuscivamo a trovare sul nostro cammino. Dormivamo in stalle o capanne abbandonate, a volte senza nemmeno accendere un fuoco, scaldandoci con il calore dei nostri corpi che restavano serrati per tutte le ore del buio. Prima di addormentarmi la legavo per un polso al mio braccio sinistro, ma sapevo che comunque non sarebbe fuggita. Ci dividevamo ogni cosa da buoni compagni, il cibo e l’acqua, i dolori, gli stenti e le piccole gioie.

Dal racconto “Per l’inizio del nuovo cammino”
Tutto è cominciato con una sensazione vaga, indistinta, indescrivibile, difficile da esprimere anche a se stessi, che però recava sin dal suo primo apparire un messaggio inquietante, che poteva essere messo da parte, rinviato ad un altro momento -come si tenta di fare con un impegno sgradevole che ci compete- ma non poteva essere rimosso, eliminato completamente. Si presentava come una spossatezza intermittente, una debolezza della mente e del corpo così lieve da poter sembrare immaginaria. Era un riflesso del viso nello specchio che non mostrava segni evidenti di cambiamento eppure trasmetteva un’impressione di inquietudine, una insoddisfazione subdola, persistente, capace di attenuare l’entusiasmo di un nuovo giorno, di velarne la luce.
Quando sono comparsi i primi segni oggettivi, quelli che in tale ambito si chiamano sintomi, la sensazione è tornata al centro dell’attenzione, ha trovato la sua ragion d’essere, la sua legittimazione. All’inizio si era comportata come un personaggio riservato, un timido messaggero costretto a recare tristi notizie che, quando ha esaurito il suo compito, preferisce tenersi da parte e non potendo andare via cerca almeno di farsi dimenticare trattenendosi in un angolo remoto. Successivamente questa sgradevole presenza è stata costretta suo malgrado a lasciare il cantuccio dove sperava di essere lasciata in pace, a trovarsi sotto gli occhi di tutti e rinunciare alla propria naturale riservatezza.
Non mi restava che l’attesa, che fosse lunga o breve non aveva importanza, avevo tutta la pazienza necessaria, anche se a volte avrei preferito che nel frattempo i pensieri fossero più sfocati e che si facesse più lento il loro cammino.
Invidiavo la quiete incosciente dell’orso nel chiuso della sua tana, quando il letargo lo strappa dalle vicissitudini della lotta per l’esistenza e gli fa trascorrere il tempo in un sonno profondo interrotto soltanto da brevi e sereni risvegli. Quando infine esce l’inverno è alle spalle, il sole è abbagliante e il candore della neve non appare più ostile, è un richiamo gioioso alla vita. Invece io non dormivo, ero sempre vigile e cosciente eppure nulla accadeva, sembrava proprio che quella condizione fosse il mio finale destino.
I primi segnali di un riallacciarsi delle relazioni con la vita furono così flebili da indurre il sospetto che in realtà riguardassero presenze mai venute meno, compagni di viaggio così timidi da lasciarsi totalmente ignorare. Si trattava di periodiche sensazioni di benessere, di soddisfazione, che sembravano voler riallacciare esili legami con una vita corporea e che evidentemente preludevano ad un ritorno del tempo.

Dal racconto “Nel mondo virtuale”
In questo momento il giovane mi sta descrivendo i giorni di navigazione sul fiume che delimita il suo regno, con una riva amica e l’altra in possesso di odiosi nemici, sempre pronti ad approfittare di ogni circostanza propizia per condurre un attacco mortale. La corrente si muove in modo quasi impercettibile e il placido andare aumenta il pericolo, le imbarcazioni avanzando lentamente sono più vulnerabili, in ogni momento potrebbero cadere vittime di un agguato. Esse sono impacciate nelle manovre dal peso delle armi e dei cavalli, si spostano nel più completo silenzio nel tentativo di passare inosservate, e il rumore prodotto da qualche zoccolo impaziente è coperto dagli stridii di uccelli neri che sfiorano le acque con voli radenti. Si muovono per la perpetua ricerca del cibo, ma i loro volteggi sembrano veloci e leggiadri ricami, onde di musica dettate soltanto dal piacere dell’esistenza. I destrieri, saldamente legati, sono affidati alle cure di uomini avvezzi a controllarne i movimenti, e sembrano ansiosi di sprigionare la loro foga nel galoppo impetuoso che tutto travolge. Sopportando pazientemente il peso delle armature i guerrieri non cessano di sorvegliare con occhio vigile le selve che coprono con un fitto mantello la riva ostile, sulla quale presto o tardi dovranno cercare l’approdo. Infatti dovranno per prima cosa attraversare il territorio nemico affinché abbia inizio il viaggio in regioni sconosciute che si preannuncia lungo e difficile.
Certo può apparire deludente che una costruzione così ampia, un impianto scenico così accurato e complesso siano prodotti unicamente per lo sviluppo di una vicenda ricorrente e banale: la principessa prigioniera, la sua liberazione, il sentimento che fatalmente nasce. Ma sono sempre state queste le storie dell’uomo, la conquista o la difesa di un regno, la ricerca di un mitico oggetto, il coraggio, la perseveranza e gli alterni capricci della sorte, il duro esercizio della forza, lo scontro feroce delle lame, il sangue versato e, su tutto questo, la luce di uno sguardo di donna che sospinge all’azione, aumenta le forze del cuore e annienta le tentazioni della viltà.
Un tempo c’era solo la una voce cantilenante di un uomo a guidare nei sogni poi, con la scrittura, le parole avevano cominciato a lasciare una traccia e per lungo tempo era stato solo quello il sostegno per seguire la fantasia dei poeti. L’arrivo delle immagini aveva portato nuova forza, avvicinato la storia fino a sentirsene avvolti, quasi a poterla sfiorare; infine i nuovi strumenti di realtà virtuale creavano la suggestione di viverla, sostituivano alla narrazione la vita. Tuttavia anche in essa erano consueti i motivi che si rincorrevano, restavano le tracce dell’incanto suscitato dalle imprese di Giasone e dei suoi compagni, del fascino esercitato dal tragico destino di Sigfrid.
Le notizie che gli porta con tanto affanno sono vecchie, logorate dal tempo passato nella rincorsa. A dispetto della immensa fatica compiuta sono inutili, perché i gravi problemi che gli vengono riferiti in questo momento devono essere stati risolti, senza che sia stato possibile l’intervento o almeno il consiglio del principe, oppure hanno già prodotto inguaribili effetti. Come la luce di una stella remota che attraversa deserti di spazio, la voce proveniente dalla patria lontana si è consumata lungo il cammino, trasformata in un tenue ricordo, porta soltanto un’eco di avvenimenti ormai inevitabilmente conclusi.
Mai come in questo momento Creynigon ha sentito lontana la patria; il sistema adoperato per restare legato ad essa trasforma in tempo la distanza, aumenta il senso di impotenza, rende più penoso il distacco. Adesso comprende il motivo dell’inquietudine che qualche momento prima ne velava la serenità, riduceva la soddisfazione delle imprese compiute. Non è soltanto la nostalgia o la preoccupazione per le sorti del regno, è la percezione della lontananza, della immensità dello spazio che ormai è frapposto, fatto di terra, di acqua, di neve, di alberi e prati, di montagne, di vallate e colline, di profondi dirupi, di città e villaggi, di poderose fortezze, di uomini ostili. Ora si sta rendendo conto intimamente che la lontananza è fatta anche di tempo, di passi ripetuti lungo il cammino, di soste, di veglia e riposo, di freddo, di vento, di pioggia e di sole, di giorni e di notti che in fila ordinata si scambiano il turno . Gli basta leggere la data della lettera che gli è stata recapitata, o ricordare se stesso al momento della partenza, mentre varcava la porta delle mura e lanciava l’ultimo saluto, per capire quanto è lontano.
Il tema dell’inutile affanno dei messaggeri e dell’inesorabile scorrere del tempo riportato in questo momento mi sorprende e mi colpisce, è di uno scrittore che amo. Stento a credere che si trovi inserito nella storia in virtù di uno specifico riferimento culturale, si tratterà semplicemente di una coincidenza, perché evidentemente una riflessione del genere sorge spontanea in chi tratta questi argomenti. Nel nostro presente le comunicazioni sono istantanee, ma un tempo l’allontanamento da un luogo interrompeva bruscamente ogni rapporto, creava un senso di vuoto, significava lasciare alle spalle una parte della vita.
Fuori mi accoglie una pioggia intensa, del tutto imprevista; completamente assorto come sono non ho avuto il tempo di accorgermene e l’acqua mi sorprende, mi bagna il capo e le spalle, mi inonda il viso prima che io possa avere un riflesso di difesa. E’ un tocco freddo, deciso, che non attende consensi, impone con primitiva purezza il contatto con la realtà, con una liquida freschezza che rende limpida ogni cosa. L’accetto, ormai sono bagnato, tanto vale godere di questa sensazione inconsueta. Alzando lo sguardo verso l’alto posso assistere al turbinare di mille scie, perché ogni goccia riflette la luce dei lampioni e discende come una piccola gemma di luce. In modo impercettibile il mio stato d’animo cambia, sento che con questo comportamento sto esercitando il mio libero arbitrio, un senso di euforia si impadronisce della mia mente. Ho deciso di prendere come viene l’acqua che scende dal cielo, di sentirmela correre addosso, rifiutando le difese che solitamente si adottano in questi casi. E’ una scelta.
Mi muovo lentamente su un marciapiede che è completamente deserto, la strada è invece un torrente luminoso di macchine, ma sembra distante, una realtà intangibile che rimane lontana, mi fa sentire ancora più solo e padrone del cammino che sto percorrendo. Quando raggiungo la mia auto sono completamente bagnato, ma una volta tolta la giacca e asciugato il capo mi sento pervaso da una profonda sensazione di benessere. La sfida alla pioggia lungo il breve tragitto compiuto a piedi mi ha lasciato una impressione di forza, un sapore di libertà che ancora mi inebria, decido che non ho voglia di tornare a casa. L’odore di terra bagnata che ho avvertito costeggiando per qualche passo un piccolo giardino mi ha evocato l’odore del mare e questo, nello stato di esaltazione in cui mi trovo, è bastato.

Per acquistare il libro vai alla scheda:


Davanti alla porta delle ombre - Vol. 5
Sollima Renato (2010)Euro 10,00

venerdì 12 febbraio 2010

Nuovi orari bookshop primavera 2010

Si comunica che, per esigenze organizzative, durante il periodo primaverile del 2010 il bookshop Scienze e Lettere rispetterà il seguente orario di apertura:
Giovedì: h 9,00 - 13,30 14,30 - 18,00
Venerdì: h 9,00 - 13,30 14,30 - 18,00
Per qualsiasi informazione o richiesta potete rivolgevi ai nostri recapiti:
Scienze e Lettere
Via Piave, 7 - 00185 Roma
Tel. 06- 4817656 - Fax 06-4817656
info@scienzeelettere.it

lunedì 25 gennaio 2010

Presentazione Nuovo volto di Roma

Presentazione del libro
di
Leros Pittoni
Il nuovo volto di Roma
il giorno 9 febbraio alle ore 19,00
Accademia Di Ungheria
PALAZZO DEI FALCONIERI
Via Giulia, 1 Roma

Presentazione Domina

Romano Del Valli
presenterà il giorno
18 febbraio 2010 alle ore 18:00
presso la libreria Melbookstore di Roma
Via Nazionale 254 - 255
Euro 12,00
parteciperà all'evento il gruppo storico romano con figuranti donne in vestiti d'epoca.

mercoledì 23 dicembre 2009

Miscellanea di Saggi e Ricerche - LICEO CLASSICO “ORAZIO”ROMA







La casa editrice Scienze e Lettere in collaborazione con l'Accademia Nazionale dei Lincei è lieta di segnalare per il valore organizzativo e contenutistico i 5 volumi della seguente collana interdisciplinare curata dal Prof. Mario Carini:





Miscellanea
di Saggi e Ricerche






LICEO CLASSICO “ORAZIO”ROMA







N. 1 2003-2004


INDICE

GIUSEPPE D’AVINO, Sul metodo apologetico nella prima Apologia di
S. Giustino


DONATELLA ARCURI, Il Giorno della memoria e gli anni dell’oblio
GIAMBATTISTA BALDANZA, Il linguaggio come humanitas
ANDREA BLARZINO, Per un approccio alla letteratura latino-americana.
Ernesto e Garabombo: due personaggi tra mito e storia


MARIO CARINI, L’evoluzione dell’imperium dalla prima età repubblicana
ad Augusto
MARIO CARINI, Incontri e scontri di civiltà tra antico e moderno
MARIA GABRIELLA CRITELLI, Μυ∼θoς e Λóγoς nella riflessione greca dall’età
arcaica all’Ellenismo
EDMONDO DE LIGUORI, “Spegnere il fuoco con il fuoco”: fenomenologia
della vita e filosofia della tragedia
LICIA FIERRO, Note di varia umanità: le passioni, la trasgressione, l’utopia,
i mirabilia
CLAUDIO JANKOWSKI, Fare teatro. Perché?
GIOVANNI MARCHETTI, La società dei consumi: origini, evoluzione, aspettative



N. 2 2004-2005



SEZIONE DOCENTI:
GIUSEPPE D’AVINO, Discorsi agli studenti


ANNA PAOLA BOTTONI, Una interpretazione metacognitiva della didattica progettuale
MARIO CARINI, Mitologie sul nazismo


MARINA CASTELLANO, Proposta di analisi critica del I canto dell’Inferno ANGELA D’ADAMO DEL PRETE, Il tema della morte in letteratura: un percorso interdisciplinare per una terza liceale (anno scolastico 1999/2000) ADRIANA DE NICHILO, Tipologia B: la prima prova dell’esame di stato LICIA FIERRO, Noterelle a margine


CLAUDIO JANKOWSKI, Sceneggiatura per una fiaba, idea per un balletto
ANNA MARIA ROBUSTELLI, Christina Rossetti, “il cui cuore si spezzava per un po’ d’amore” .


SEZIONE DIDATTICA (collaborazioni degli studenti):
Fu vera storia? (Una ricerca della classe 3ª I del Liceo Linguistico, anno scolastico 2004-2005, a cura della prof.ssa Donatella Arcuri)


Antologia di racconti a cura del prof. Claudio Jankowski: Il romanzo di Enea di
Fabrizio Cosmi; Made in America di Lorenzo Pani .


Laboratorio teatrale 2005-2006, classe 2ª G, diretto dal prof. Claudio Jankowski: L’opera del mendicante di John Gay (testo integrale)


Il Satyricon di Petronio Arbitro reinterpretato da Federico Fellini (Saggio di studenti curato dalla prof.ssa Maria Paola Maione)








N. 3 2005-2006



SEZIONE DOCENTI
ANNA PAOLA BOTTONI - GREGORIO FRANZA, Considerazioni sulla natura del regolamento disciplinare degli studenti


GIUSEPPE D’AVINO, Il romanzo storico di Walter Scott e di Alessandro Manzoni
GIUSEPPE D’AVINO, Il romanzo elegiaco di Carlo Cassola


GIUSEPPE D’AVINO, Il regno di Naturalia e altri racconti


ANNA PAOLA BOTTONI, Alcune riflessioni sulla didattica orientativa


MARIO CARINI, Uno strumento di approccio allo studio della storia: il “questionariointervista”
MARCO PESCETELLI, Scritto sull’acqua, riflessioni teoriche sul restauro dei film
ANNAMARIA ROBUSTELLI, Le sorelle di Shakespeare




SEZIONE DIDATTICA
(collaborazioni degli studenti)
Licia Fierro, Introduzione al lavoro sulla Costituzione La tradizione del liberalismo italiano e la sua influenza sulla Costituzione italiana:
Enrico De Nicola, progetto a cura della classe I B, coordinato dalla prof.ssa
Licia Fierro
Conferenza del prof. Lucio Lanfranchi (rielaborata e trascritta dagli studenti)
Un contributo significativo della sinistra alla stesura della Costituzione: la figuradi Palmiro Togliatti, progetto a cura della classe II B, coordinato dalla prof.ssa
Licia Fierro, con la collaborazione della prof.ssa Paola Peretti
Pensare e agire al femminile a Roma nel secondo dopoguerra (Progetto: Roma pervivere, Roma per pensare), a cura della classe III B, con la collaborazione dellaprof.ssa Licia Fierro
Progetto speciale “La scuola adotta un monumento”, anno scolastico 2005-2006, a cura della prof.ssa Maria Paola Maione .Miscellanea di matematica, a cura del prof. Maurizio Castellan


Progetto bullismo, a cura della prof.ssa Valentina Pellegrini e del Consiglio di Classe della I F
Laboratorio teatrale 2006-2007 diretto dal prof. Claudio Jankowski: ...Siamo fatti della stessa stoffa di cui son fatti i sogni (Antologia da Shakespeare) L’ultimo sguardo cieco, racconto di Francesca Rubini (classe III L)







N. 4 2006-2007



SEZIONE DOCENTI
ANNA PAOLA BOTTONI (a cura di), Risposte di un Preside ai giovani lettori sui poemi omerici
ANNA PAOLA BOTTONI - MARIO CARINI, Le ombre di Edgar


MARIO CARINI, Gli orizzonti dell’ucronia


MARIO CARINI, Luciano precursore dei viaggi meravigliosi


ENZA CASTRIOTA, Quanto Stato?


ELIO FONTANA, Essere insegnanti oggi, tra educazione e istruzione


MARCO PESCETELLI, Il concetto di originale nel cinema: tra tecnica e filosofia
ANNAMARIA ROBUSTELLI, Nonne, madri, figlie: l’eredità delle donne




SEZIONE DIDATTICA
(collaborazioni degli studenti)
Licia Fierro, Introduzione al progetto realizzato dagli alunni di I B per l’anno scolastico 2006-2007 .



“La fame non è sconfitta!” Due esperienze a confronto: i carusi in Sicilia, i meninos da rua in Brasile, progetto realizzato dalla classe I B, coordinato dalla prof.ssa Licia Fierro


Licia Fierro, Introduzione al progetto realizzato dagli alunni di II e III B per l’anno scolastico 2006-2007.


Le distanze irrisolte: verità della materia, lungimiranza dello spirito (Progetto “Roma per vivere, Roma per pensare”), progetto realizzato dalla classe II B, coordinato dalla prof.ssa Licia Fierro, con la collaborazione della prof.ssa Alda Giannì
Sull’utilità e il danno della “commistione”; identità e integrazione a Roma nel tempo, progetto realizzato dalla classe III B, coordinato dalla prof.ssa Licia Fierro, con la collaborazione della prof.ssa Paola Peretti Miscellanea di matematica, a cura del prof. Maurizio Castellan




SEZIONE TEATRO
Paola Scotto di Tella - Giovanni Nardoni, Note di regia a “I Promessi Sposi”
I Promessi Sposi, dall’omonimo romanzo di Alessandro Manzoni, adattamento teatrale di Paola Scotto di Tella, regia di Giovanni Nardoni







N. 5 2007-2008




SEZIONE DOCENTI

MARIO CARINI, L’immagine del “ diverso” in Omero e in Victor Hugo
MARIO CARINI, “ I have a dream…”: l’autoeditoria scolastica
ADRIANA DE NICHILO, Appunti di un viaggio nella memoria
ANNA MARIA ROBUSTELLI, Che farò senza Euridice?
MARCO PESCETELLI, L’errante: il giallo di un film orfano

SEZIONE DIDATTICA




LICIA FIERRO, Introduzione ai progetti realizzati dagli alunni di II B e III B per l'anno scolastico 2007-2008




Incanto e disincanto della gnoseologia degli antichi alla politica dei moderni: proiezione storica nel Risorgimento italiano (Progetto Roma per vivere, Roma per pensare"), progetto realizzato dalla classe II B, coordinato dalla Prof.ssa Licia Fierro, con la collaborazione della Prof.ssa Alda Giannì




Dal mito deluso del '68 al disincanto della società disgregata: il caso Italia (Progetto Roma per vivere, Roma per pensare"), progetto realizzato dalla classe III B, coordinato dalla Prof.ssa Licia Fierro




Mario Carini, Proposte di scrittura creativa su Manzoni e "I promessi sposi"




Miscellanea di matematica, a cura del prof. Castellan




giovedì 10 dicembre 2009

Scienze e Lettere - Gennaio Febbraio 2010





Gennaio - Febbraio
2010
al
Bookshop


Scienze e Lettere


Al piano terra di Palazzo Corsini, in Via della Lungara 10, vi aspetta un’ampia scelta di testi scientifici e divulgativi di archeologia, storia antica, storia dell’arte, filologia, musica e una fornita sezione di archeologia per ragazzi con prezzi speciali.
Ultime novità:
Isola Tiberina - Trastevere - Gianicolo - Ager Vaticanus - Mausoleo di Adriano
Lugli Giuseppe (2009)Euro 13,00

Inoltre sono disponibili tutti i titoli
dell’Accademia Nazionale dei Lincei.


Per informazioni e prenotazioni:
Tel 06/68027211 - 06/4817656





Orari:
lunedì - venerdì 9,00 - 14,0
mercoledì - giovedì 9,00 - 17,00


mercoledì 2 dicembre 2009

Scienze e Lettere a Più libri Più liberi



La casa editrice Scienze e Lettere dal 1919
è lieta di invitarVi alla presentazione delle proprie novità:

martedì 8 dicembre 2009


ore 16-17 Sala Corallo


Palazzo dei Congressi - Roma Eur



Una immersione nel Seicento romano presentando l’ultimo libro
di Leros Pittoni
Il nuovo volto di Roma, Vita e opere dei grandi artefici.
Inoltre si darà notizia delle ultime novità editoriali in un dibattito che vedrà coinvolti anche alcuni degli autori.

Il figlio di Costanza. Federico II
Archeologia di Trastevere
Domina
Un confine per il Papa
Giordano Bruno